Nota storico-critica Le esperienze biografiche e sociali dell'artista informano una pratica che immagina la pittura come indumento (storia lavorativa materna) e come forma capace di abitare il movimento (esperimenti fisici e motori paterni).
Ad esempio, Bianca Schröder destabilizza il dipinto in quanto oggetto fisso, sottraendolo alla frontalità contemplativa occidentale per introdurlo in sistemi dinamici e relazionali. Attraverso rotazioni, spostamenti e interferenze, la pittura si trasforma in un'esperienza visiva momentanea, che privilegia il feedback continuo tra immagine e percezione dello spettatore.
La serie pittorica Il sorriso di Sarah Kane prende avvio dalla figura della drammaturga britannica Sarah Kane che ha esplorato con radicalità il dolore, la malattia mentale e la violenza emotiva mediante il sorriso quale dispositivo di tensione. Al centro della ricerca pittorica vi è il sorriso inteso nella sua accezione greco antica di syn-ballein, “tenere-insieme”: un simbolo che fa coesistere emozioni contrastanti e stati interiori inconciliabili quali accettazione, distacco, sfida o follia. Kane usa il sorriso per creare ambiguità e lasciare l'interpretazione al pubblico. Schröder trasforma il sorriso in una soglia emotiva e pittorica, un punto di frizione tra ciò che è visibile e ciò che resta indicibile, dove la pittura si fa luogo di concentrazione del conflitto e della complessità dell'esperienza umana. Bianca Schröder vive e lavora a San Lorenzo in Campo (PU). (Matteo Binci) |