Nota storico-critica La ricerca di Camilla Gurgone offre una prospettiva nuova e necessaria sul ruolo dell'immagine nella contemporaneità. Per Gurgone, le immagini nascono e muoiono, maturano e si dissolvono, lasciando emergere l'unica variabile che le definisce: il tempo, ossia la durata della loro presenza, la vita effimera che le contraddistingue. La sua pratica esplora l'iconosfera per muoversi sul terreno instabile e liquido della percezione dello spettatore, declinata attraverso linguaggi intermediali: installazioni, performance e sculture interrogano chi osserva, traducendo immagine in parola, parola in oggetto, oggetto in emozione, emozione in poesia, in un continuo slittamento semantico e concettuale che disorienta e sorprende. Le opere di Gurgone sono finestre limpide sull'oggi, capaci di inscenare cortocircuiti di significato. Nella serie Process to shape the imaginary, l'artista mette in discussione la quotidianità, la trasformazione, la verità e la prospettiva dell'immagine: nelle opere N. 8, ad esempio, un cervo appare ritratto, mentre nella pupilla della seconda immagine si intravede un uomo. Un costante gioco di richiami e rimandi altera la percezione della scena che si manifesta come presenza e, allo stesso tempo, inquietudine.
Gurgone articola così una critica radicale alla condizione contemporanea, non politica, profonda, opponendosi alla sovraesposizione ipertrofica alle immagini e alla loro percezione superficiale, alla falsa oggettività con cui spesso crediamo di poterle comprendere. (Matteo Scabeni) |