Nota storico-critica Il lavoro pittorico di Giovanni Bongiovanni eleva le ambientazioni agricole e rurali che appartengono alla sua quotidianità a luoghi di riflessione più estesa sul rapporto tra uomo, oggetto e paesaggio.
Campi ricchi di vegetazione e popolati da animali e insetti si intrecciano con la presenza di rovine contemporanee, nonché di oggetti perduti, abbandonati e privi ormai della loro utilità. Questi elementi nell'immaginario dell'artista diventano punti per orientarsi in un tempo indecifrato, sospeso tra il presente contemporaneo e un apparente stato onirico. In questo scenario, l'oggetto non è semplice elemento accessorio, ma assume valore di una rovina sospesa, una traccia silenziosa che testimonia lo stato passato delle cose.
È con queste rovine che spesso giovani appartenenti a una piccola borghesia urbana interagiscono, immergendosi in un'atmosfera distopica che li allontana dalla dimensione cittadina e li riporta in un nuovo stato puro di contatto con il mondo rurale. Mediante gesti, riti, faccende e giochi tipici dei luoghi agricoli, i protagonisti delle opere dell'artista sembrano riappropriarsi di una temporalità diversa, più lenta e aderente al ritmo naturale delle cose.
L'attenzione nei confronti di materiali scartati offre a Bongiovanni un pretesto romantico per raccontare le utilità perdute degli oggetti, evidenziando la loro esistenza residuale nel campo largo di una pittura estremamente umana e di paradigmatico atteggiamento posturale nei confronti di chi la osserva.
Una pittura che osserva e trattiene le particolarità di un paesaggio allargato e unitario, da cui vengono selezionati frammenti immobili di accadimenti quotidiani, valorizzandone il senso poetico di libertà e il loro valore simbolico intrinseco. (Mario Bronzino) |