Nota storico-critica Il progetto Drollery: Vinciola si sviluppa da una ricerca sulla maschera dell'“Uomo Selvatico”, una figura ibrida della cultura agropastorale, che impersonifica la rinascita della natura durante i mesi più freddi e critici del ciclo agricolo. La mascherata aveva lo scopo di “innestare” la sfera culturale e “fertilizzarla”, infondendo un buon auspicio per i raccolti agricoli durante la bella stagione.
Attingendo a questo entroterra storico-antropologico, Jacopo Belloni informa le sue sculture ricoperte da centinaia di foglioline in seta piegata e colorata a mano, che incombono sullo spazio espositivo, in luoghi interstiziali. Sono Superstiziosi, dal latino super-stare (essere superiori, essere al di sopra) che indica la condizione del testimone (superstes): il testimone è colui che può testimoniare che un evento è avvenuto, perché è “sopra-vvissuto” a un dato avvenimento. Sono feticci totemici dell'investimento emotivo e simbolico che l'essere umano pone nelle avversità dell'esistenza. Il completo fatto indossare da Belloni a questa sua “umanità” è abito (dal latino habitare, “abitare”) in quanto elemento di relazione con lo spazio e le condizioni ambientali contingenti, è abito (da habitus nel senso di “comportamento”, “abitudine”) dal momento che è passe-partout relazionale con gli altri e, infine, è abito (da habitus nel significato di “assumere un abito”, “virtù dell'animo”) come emblema di affermazione delle qualità morali di colui a cui appartiene.
L'artista riprende la lezione di Aristotele secondo il quale etica deriva più da abito in quanto abitudine, abitare, coabitare, che dalla nozione di norma. È etico quel comportamento che abitua ad abitare insieme, facendone il proprio costume, il proprio abito. Per l'artista, come per Tommaso d'Aquino, quindi, l'abito-habitus è allegoria di libertà, di princìpi intrinseci dell'azione umana, in quanto esito della ripetizione liberamente decisa di un'azione, contribuendo alla formazione di un agire che diventa agibilità nel tempo e nello spazio, praticabilità del mondo stesso, relazione con gli altri. Il pubblico non ha che da guardare Drollery: Vinciola per rendersi conto di come le sculture in giacca e cravatta siano luogo speciale di affioramento dell'identità umana, traducendo nell'installazione ambientale quella fenomenologia del movimento corporeo teorizzata da Maurice Merleau-Ponty.Potenza, habitus/abitudine, identità sono i centri intorno a cui orbita la riflessione del filosofo francese: la coscienza non è un “io penso che”, ma un “io abito, assumo un abito, io posso”. (Cesare Biasini Selvaggi) |