Nota storico-critica Elemento ancestrale che attraversa la storia dell'arte fino a riaffermarsi negli ultimi decenni, il filo è al centro della ricerca di Giulio Locatelli. Questo grado zero è inteso sia fisicamente che metaforicamente: tessere significa costruire legami, un gesto lento che richiede azione fisica e presenza. In senso più ampio, il filo diventa per Locatelli un'unione metatemporale e metaspaziale: accosta dimensioni eterogenee, genera nuovi ricordi e associazioni arbitrarie ed emotive, avvicina individui, generazioni e culture, stabilendo una nuova identità collettiva. Nelle opere dell'artista emerge sempre una doppia natura, evocativa e fisica. Da un lato, le sculture assorbono la stratificazione della memoria degli objets-trouvés – metalli da cantieri o fondazioni abbandonate, ferro arrugginito lasciato a se stesso – che diventano braccia metalliche legate indissolubilmente a fogli di carta, grezza e ruvida, cuciti tra loro. Archivi di una memoria mai scritta, queste pile nascono bianche e intonse e si sporcano lentamente di ruggine, metafora del ricordo e dello scorrere del tempo. È il caso de Il fondo di una sala di lettura, in cui tre morsetti sostengono una pila di fogli cuciti tra loro, evocando – già dal titolo – un luogo mentale e simbolico. Questi fogli bianchi, apparentemente innocui e candidi, si sporcano progressivamente di ruggine, tracciando il passaggio del tempo e lasciando emergere una stratificazione visiva di memoria e sedimentazione. L'installazione diventa così metafora di accumulo e catalogazione, di archivio e conoscenza; tuttavia pure di un'azione deliberata e poetica: il filo che lega carta e metallo non solo unisce materiali, ma determina anche un ponte tra il passato e il presente, tra l'esperienza individuale e quella collettiva. Lo spettatore si trova immerso in uno spazio sospeso tra il reale e il mentale, chiamato a interrogarsi sul valore dei ricordi, sulla fragilità della memoria e sul ruolo fondamentale della cura e della pazienza nell'atto creativo, oltre che sull'importanza della sua libertà – di cui l'opera è monito e simbolo. (Matteo Scabeni) |