Nota storico-critica La ricerca pittorica di Elisa Rossoni si muove all'interno di un territorio instabile, dove ciò che appare ordinato e riconoscibile viene lentamente attraversato da variazioni sottili e tensioni delicate. Le sue immagini nascono da un'attenzione costante verso ciò che si trasforma e si evolve, mostrando come ogni forma sia esposta a un processo che ne mette in discussione la durata e la consistenza. La pittura diventa così uno spazio di ascolto, in cui l'immagine accoglie una dimensione temporale fatta di stratificazioni, tracce e sfumature appena percettibili. Nel suo percorso, l'artista ha progressivamente concentrato lo sguardo sugli ambienti domestici e sulle loro superfici, intese come corpi sensibili capaci di registrare tensioni emotive e passaggi invisibili. Pareti, rivestimenti e interni si caricano di una presenza silenziosa, lasciando affiorare segni che incrinano la loro apparente solidità. La superficie pittorica diventa una pelle, un involucro esposto al divenire, destinato a essere percorso. Nel tempo, questa indagine si è ampliata verso forme che suggeriscono un movimento continuo, una spinta vitale che rimane aperta e incompiuta. La figura del serpente emerge come metafora di un tempo ciclico, di un'esistenza che si rigenera nella perdita e nell'abbandono di ciò che è stato. La muta non cancella, lascia il segno di un passaggio, un residuo di un corpo che continua a cambiare. Proprio per questa capacità di accogliere i cambiamenti, la pittura di Elisa Rossoni si apre al pari di un luogo di transito, dove ogni forma trattiene il segno di un tempo che non si lascia fissare. (Simone Ceschin) |