Nota storico-critica Nel lavoro di Carmela De Falco gli ambiti inerenti al quotidiano diventano spazi tensivi da percorrere e sovvertire. Luoghi e oggetti fanno da punti di partenza per una ricerca impegnata a indagare la realtà circostante per farne emergere aspetti celati, destabilizzando ordini culturali codificati per mezzo di trasformazioni simbolico-funzionali delle cose.
Gli slittamenti di senso, che l'artista applica come canone di lavoro, ribaltano la natura dell'oggetto, rendendo il piano familiare un palcoscenico da cui formulare interpretazioni alternative. Mediante la realizzazione di installazioni, performance e suoni, De Falco sviluppa riflessioni profonde, dirette al nucleo sensibile delle circostanze, concentrandosi in modo paradigmatico sul rapporto tra l'individuo, la sua comunità e i luoghi di attraversamento, come architetture domestiche, urbane e mentali.
In questo processo, l'idea di sottofondo di archivio aperto permette alle opere di continuare nel tempo e di modificarsi relativamente ai luoghi che le ospitano. Simboli rituali diventano oggetti liminali, coordinate concettuali per riflettere su dicotomie quali dentro e fuori, accoglienza ed esclusione, rimandando parallelamente a un immaginario legato al Sud Italia scandito da un dialogo ravvicinato con comunità e pratiche quotidiane. De Falco, procedendo per costanti giochi di inversioni, stimola e interroga i limiti del linguaggio, dello spazio e del tempo della società odierna, relazionandoli a un piano collettivo. L'opera diviene dispositivo con cui restituire le complessità impercettibili delle atmosfere di esistenza quotidiane. (Mario Bronzino) |