Nota storico-critica La ricerca di Riccardo Farinella si sviluppa come un dialogo tra memoria e percezione del territorio, filtrata da un immaginario sospeso tra realtà e favola. Nei suoi lavori, il paesaggio e gli spazi urbani si trasformano in scenari simbolici, nei quali gli animali assumono ruoli pregnanti, incarnando comportamenti e predisposizioni tipiche dell'essere umano. In questo dialogo, ogni creatura diventa veicolo di significati, mediando tra esperienza concreta e dimensione fantastica. Le rane ricorrono nella sua poetica come segno di adattamento, evocando la capacità di confrontarsi con ciò che è ostile o limitante e suggerendo una riflessione sulle dinamiche sociali e sulle abitudini consolidate.
La pittura di Farinella privilegia superfici tattili e vissute, affidandosi sempre più spesso alla tela in juta che richiama la consistenza dei muri e delle superfici quotidiane cariche di memoria e tracce di vissuto. Attraverso l'uso di colori a olio e acrilico, l'artista modula la materia in un linguaggio sospeso tra realtà sensibile e tensione utopica, trasformando i luoghi reali in visioni simboliche. La sua opera intreccia osservazione del presente e rielaborazione emotiva, restituendo un'allegoria della condizione umana con il ricorso a figure antropomorfe che dialogano con il ricordo e l'infanzia. Ogni immagine diventa così testimonianza di un'esperienza territoriale e, al contempo, riflessione universale sulle dinamiche comportamentali e sociali, in una lettura stratificata che intreccia realtà, sogno e immaginazione. (Simone Ceschin) |