Nota storico-critica Nel lavoro di Antonio Teora la pratica artistica si sviluppa in interventi che coinvolgono lo spazio, senza abbandonare la pittura su tela, che rimane l'origine costante della sua ricerca. Tutto parte da una pittura gestuale, con cui l'artista ha sempre ricercato il superamento delle limitazioni della figurazione, permettendo al segno di emergere in modo essenziale. Attraverso segni rapidi e intrecciati, dove pieno e vuoto si equilibrano rispettivamente, Teora costruisce un linguaggio aperto in trasformazione. L'osservazione di questo equilibrio gestuale ha progressivamente spostato l'attenzione dell'artista verso lo spazio circostante, portando la formalizzazione pittorica su un piano installativo. Il ricorso a rami secchi sospesi a differenti altezze, che entrano in dialogo con l'ambiente, genera una pittura spaziale in cui il luogo è idealmente e otticamente la nuova tela. In questo processo, pittura e installazione si citano reciprocamente: l'una diventa la forma bidimensionale o tridimensionale dell'altra.
Teora procede così verso una progressiva essenzialità con un linguaggio univoco tra installazioni e dipinti, per aprire riflessioni sullo sgretolamento dell'identità umana contemporanea, che perde via via il contatto con la propria dimensione essenziale.
Attualmente la pittura di Teora ha raggiunto una sintesi formale che indaga le articolazioni delle forme vegetali osservate al microscopio, traducendo la natura in termini astratti e continuando a interrogare e ricercare le molteplici forme dell'esistenza e della sua essenzialità. (Mario Bronzino) |