Nota storico-critica Il lavoro di Simone Stuto, tra disegni, ceramiche e pittura, è diretto a manifestare stati d'animo tramite una figurazione quasi fiabesca, oscillante tra visione simbolica e tensioni interiori.
L'immaginario vibrante dell'artista si basa su iconografie mitologiche, pretesti per riflettere su memorie lontane della civiltà, in cui la figura umana non si manifesta naturalmente, ma attraverso distorsioni che conferiscono mistero e poeticità a ogni scena. La figurazione si divide così in due ambiti principali: da un lato l'aspetto carnale, dove il corpo diventa strumento per indagare la materia di cui siamo costituiti; dall'altro il giardino, elemento ricorrente, altra modalità poetica per raffigurare un corpo, uno spazio intimo e protetto in cui interiorità e fisicità si rispecchiano.
Stratificazioni e velature, affrontate quotidianamente, costruiscono la struttura e la profondità dell'immagine con prospettive mai accademiche, affidate all'equilibrio tra i piani e al movimento interno della tela. A gesticolare con le composizioni sono spesso tessuti orientali, che permettono all'artista di codificare giardini e vegetazioni in contesti domestici e carichi di intimità e sensualità. Corpi e giardini si cercano e si riflettono gli uni negli altri, generando connessioni tra intimità corporee e sensibilità interiori.
Spesso viene citato un rapporto con la morte – incontro simbolico tra corpo e fiore – che deriva dal contatto profondo con le tradizioni del territorio siciliano. La vivacità, etnica e culturale, che attraversa l'opera, sfrutta colori accesi e movimenti dinamici, in cui la figura bilancia sempre l'energia sensibile interna al dipinto. (Mario Bronzino) |