Nota storico-critica Oliviero Fiorenzi nasce a Osimo, tra le colline che guardano il mare Adriatico perdersi nel cielo. In questa intersezione di blu, prende forma la sua pratica: un'indagine sul paesaggio, sullo spazio aperto e sul vento, elemento generativo dell'opera e del suo immaginario. Fiorenzi elabora un alfabeto personale, fatto di simboli e colori per dare forma ai propri moti. In Segnali (2019), lo pone su bandiere-boe in acqua, per essere così sempre a favor di vento, sulla sua latitudine preferita: l'intersezione dei blu. Da qui la ricerca si espande all'elemento centrale dell'opera di Fiorenzi: l'aquilone, un dispositivo che rende possibile un passaggio fondamentale. Il paesaggio non è più soltanto lo spazio in cui l'opera vive, ma diventa attivatore dell'opera stessa. L'aquilone esiste pienamente solo quando è in volo; a riposo è un ricordo del cielo che ha attraversato. Le bandiere, gli aquiloni, i mulini: tutti gli elementi esplorati finora da Fiorenzi sono strumenti che trasformano l'aria in un campo di possibilità, animando la relazione tra l'opera e il mondo. Il segno grafico, le forme essenziali e i colori netti hanno reso possibile l'esplorazione di un'autorialità condivisa, da cui nasce Giant Kite (2024), realizzato in occasione di Pesaro Capitale della Cultura.
Questo grande aquilone è frutto di lunghi incontri con la giovane comunità del Quartiere 8 di Pesaro, che Fiorenzi ha guidato nell'individuazione ed elaborazione delle istanze per loro più urgenti, traducendole insieme in un nuovo apparato segnico che non parla più di storie individuali, ma di comunità. In una grande azione performativa partecipata, l'aquilone è stato poi affidato al vento. (Micol Teora) |