Nota storico-critica A partire dal disegno, Daniele Latini sviluppa una pratica che si espande nello spazio attraverso installazioni e dispositivi visivi. Inteso come gesto immediato e quotidiano, il disegno diventa strumento privilegiato per affrontare questioni estremamente ordinarie con un approccio ironico e ludico, ma attento alle dinamiche riguardanti le criticità contemporanee.
Da semplici bozzetti, Latini sviluppa un archivio in divenire che organizza visivamente e senza logiche sistematiche per generare strutture narrative aperte, dove il disegno si trasforma in linguaggio autonomo.
È proprio questa paradigmatica particella metodologica che alimenta la necessità di tradurre quest'ultimo in altro, sfidando e superando i vincoli tradizionali del supporto bidimensionale. Accedere all'archivio dei suoi disegni per osservarli nuovamente, rielaborarli e trasformarli, permette all'artista di metterne in discussione il senso originario, attivando processi di riflessione concettuale sul disegno stesso. Qui, diventa centrale un approccio artigianale all'oggetto, che riconsegna valore alla manualità e al fare come forma di pensiero, traducendo immagini solamente abbozzate in strumenti utilizzabili, ora nuovi supporti del disegno. Il tentativo di oggettificare il disegno si traduce in opere che instaurano dinamiche relazionali con lo spettatore.
Le installazioni non si limitano a esporre immagini, al contrario costruiscono situazioni di confronto e di partecipazione, dove il bozzetto perde la sua dimensione privata per diventare esperienza condivisa. In questo modo, la pratica di Latini si configura come un campo aperto, dove linguaggio, gesto e spazio dialogano per ridefinire il ruolo e la considerazione del disegno contemporaneo. (Mario Bronzino) |