Nota storico-critica Durante una seduta con la mia terapeuta mi è stato chiesto: “hai più paura di essere vista o di non esserlo?”. Guardando le tue fotografie mi sono chiesta spesso cos'avrebbe significato vederle in un altro momento, in un'adolescenza passata in provincia, con la camera tappezzata di poster di immagini inarrivabili e di un mondo che ci vuole piccole. Se avessi visto le tue fotografie mi sarei sentita capita e avrei ritrovato la stessa intimità di pensiero che prende lo spazio di una cameretta. Le immagini acquistano una temperatura, un tepore che ti fa sentire a casa e ti dicono che sì, la gentilezza è ancora un'arma rivoluzionaria. Con delicatezza riesci a catturare frammenti epidermici, corpi che si confondono diventando narrazioni. Ogni scatto si appropria di una storia che restituisci con lo stesso candore e timore di chi bussa prima di entrare. Le fotografie che ne rimangono sono storie dal finale lieve, con poco clamore si insinuano e ti toccano lì nel punto che pensavi fosse già passato. Come può l'immagine di un fiore farmi così soffrire? Se le tue foto, Sara, avessero un profumo sarebbe quello dell'armadio in cui mia madre riponeva le lenzuola pulite e dove amavo nascondermi. (Laura Rositani, da As a Flower, Witty Books) |