Nota storico-critica La pittura di Giuseppe Russo nasce da un rapporto diretto e intimo con la natura e con il mondo che lo circonda. Ne deriva un persistente senso di nostalgia, sentimento che non assume forma malinconica, ma che diventa modalità di osservazione del mondo. Gli occhi, intesi dal pittore come raccoglitori della realtà, registrano e interiorizzano ciò che viene percepito, restituendone le tracce attraverso una pittura materica in cui la nostalgia prende forma. Volutamente anacronistico per allontanarsi dalla propria epoca, l'approccio dell'artista si ispira fortemente a un atteggiamento pittorico ottocentesco. Russo si confronta con il tempo e con l'osservazione, elevando la pittura a testimone del passato che riesce a rileggere il presente e a offrire prospettive riflessive e rallentate, opposte criticamente alla velocità contemporanea. In questo senso, il silenzio, elemento a cui l'artista si lega particolarmente, esercita un potere fondamentale, poiché ritenuto la forza originaria di una pittura che si sottrae al rumore di sottofondo del mondo e in grado di stimolare una lentezza rigenerativa. Il confronto con il paesaggio naturale e, in particolar modo, con le Murge pugliesi, rappresenta per Russo una necessità di evasione dalla complessità urbana, riconoscendovi valori assenti nel paesaggio sociale e cittadino. Il pittore sviluppa un sentimento di appartenenza arcadico che si manifesta nel suo frequente approccio en plein air, occasione per connettersi alla natura, raccoglierne frammenti di bellezza per poi ricercarli nell'essere umano. (Mario Bronzino) |