Nota storico-critica La pratica di Federico Cantale si sviluppa nel solco di un esercizio costante di attenzione verso ciò che attraversa l'esperienza quotidiana e culturale, trasformando stimoli eterogenei in dispositivi visivi capaci di alterare lo sguardo. Le sue opere non si definiscono per ciò che rappresentano, ma per il processo mentale che le genera, una forma di slittamento percettivo che interviene sul modo di riconoscere, interpretare e abitare le immagini.
In questo senso, il lavoro di Cantale agisce da filtro che seleziona e intensifica frammenti di realtà, rendendoli luoghi di possibilità immaginativa. Ogni intervento si configura come una presa di posizione, una scelta etica prima ancora che formale, che interroga il potere delle immagini di orientare il pensiero collettivo.
L'artista lavora per concentrazione, restringendo il campo visivo fino a renderlo instabile, invitando chi osserva a sostare in una condizione di sospensione. Le opere non cercano l'immediatezza né l'effetto, al contrario costruiscono un tempo dilatato, in cui la comprensione avviene per stratificazioni lente e interiori. Pur nella varietà di soluzioni materiche, ogni lavoro nasce da una fase progettuale rigorosa, in cui il disegno assume un ruolo generativo, capace di contenere già l'intera struttura dell'opera.
Superficie e volume dialogano contemporaneamente, dando origine a presenze autonome, svincolate da riferimenti ambientali specifici. In questo spazio sospeso l'opera non chiede consenso né spiegazione, piuttosto sollecita una reazione silenziosa e attiva, affidando allo spettatore il compito di completare, attingendo alla propria esperienza, il campo di senso che essa apre. (Simone Ceschin) |