Nota storico-critica La pratica artistica di Davide Ronco si colloca in un territorio di confine tra gesto artistico, sapere artigianale e responsabilità ambientale, interrogando il ruolo dell'arte contemporanea in relazione ai luoghi e alle comunità che la ospitano. Il suo lavoro si sviluppa attraverso interventi installativi temporanei, concepiti come organismi transitori che emergono dal contesto e vi ritornano, senza lasciare tracce permanenti se non nella memoria collettiva. Ogni progetto nasce da un ascolto profondo della dimensione fisica e umana del luogo, dove paesaggio, risorse disponibili e dinamiche sociali diventano elementi strutturanti del processo creativo. L'artista concepisce l'opera in quanto percorso condiviso piuttosto che esito definitivo.
La realizzazione coinvolge attivamente la comunità, trasformando il fare in uno spazio di trasmissione di conoscenze e relazioni. In questa prospettiva, l'installazione non si separa dalle azioni che la generano, ma ne diventa una manifestazione visibile e fragile, destinata a mutare e scomparire.
La dimensione ecologica non è un tema dichiarativo, bensì una condizione operativa che attraversa tutte le fasi del lavoro, dalla scelta dei materiali alla loro restituzione al luogo.
Questo approccio orienta l'intero processo artistico, determinando sia le modalità di produzione sia il senso stesso dell'opera. Lungo una pratica coerente e radicale, Davide Ronco propone un modello alternativo di produzione artistica, in cui etica, territorio e forma risultano inscindibili, e l'arte si configura strumento di riflessione critica sul nostro modo di abitare il mondo. (Simone Ceschin) |