Nota storico-critica La ricerca artistica di Andrea Mauti si sviluppa attraverso pluralità di linguaggi come scultura, pittura, performance, video e installazione. Al centro di questa indagine si situa ricorrente uno sguardo rivolto alla realtà, ma filtrato da prospettive archeologiche, con cui l'artista interroga il rapporto tra l'individuo e ciò che attorno a lui è destinato a diventare rovina.
In questo senso, le città contemporanee vengono osservate in quanto futuri reperti, luoghi in cui il presente è già attraversato da una condizione di decadimento.
Forte è un'estetica spesso segnata da tonalità industriali, accostate a materiali organici che restituiscono un senso di tossicità e di inquinamento, alludendo a una sofferenza sedimentata e traducendo la città in corpo ferito, vergato da tensioni invisibili eppure persistenti. Ne emerge, pertanto, la codifica politica di una urbana disfunzionalità archeologica.
Cuore dell'indagine di Mauti è il concetto di antimonumentalità, che si oppone alle logiche celebrative del monumento tradizionale. La questione emerge anche da una pittura che interviene su corpi in passato politicizzati per la loro perfezione, qui frammentati, alterati e sottratti al loro contesto originario: non più oggetti simbolici e sculture urbane.
Alberi e architetture smembrate diventano dispositivi per affrontare narrazioni storiche e questioni legate alla sessualità.
Tuttavia, a costituire il fulcro di indagine è sempre il rapporto con l'archeologia urbana, orientata alla creazione di strutture e immagini che testimoniano la tossicità della contemporaneità. In questo scenario, l'archeologia del presente diventa un catalizzatore di spazio e tempo, uno strumento critico per leggere il mondo come stratificazione di conflitti e rovine in divenire. (Mario Bronzino) |