Nota storico-critica Osservare le opere di Luca Boffi (il cui alias è Alberonero), permette allo spettatore di cogliere una profonda dualità. Boffi è artista e contadino: vive il calore della terra e lo trasporta immediatamente nelle sue opere, che esplorano linguaggi diversi e modalità differenti di fruizione.
La pratica stessa dell'agricoltura ingloba in sé una serie di elementi esterni che contribuiscono al processo: acqua, terra, minerali oppure (ancora più in profondità) un luogo specifico. Il percorso di Boffi è altrettanto lento, inesorabilmente manipolato dalle leggi della natura che non può controllare. La sua pittura, calma e riflessiva, evidenzia un ecosistema trasformato irrimediabilmente dall'intervento umano. Componenti naturali e artificiali entrano in scena e scompaiono, generando rappresentazioni semplici e chiare, eppure instabili e indeterminate. Questo concetto di luogo – sovrastruttura artificiale e pensiero – si declina nella pratica installativa dell'artista. Strutture più o meno partecipative ricreano ambienti ibridi, sospesi in un clima spettrale, dove si costruiscono paesaggi antropici che custodiscono l'eco febbrile e antico di presenze ipotetiche che li hanno attraversati nel tempo e nello spazio.
Boffi vive e indaga la metamorfosi inquieta che soggiace ai fragili equilibri dell'esistenza. All'artista competono l'osservazione e la rappresentazione di un equilibrio spontaneo, a cui natura e opere fanno riferimento.
Le sue composizioni, eterodirette e autonome, appaiono come il puro esito di un atto creativo, di cui l'artista stesso diventa, in un certo senso, medium. In questo dialogo tra natura, gesto artistico e tempo, le opere di Boffi rivelano la profondità di un'arte che è riflessione, esperienza sensoriale e testimonianza di un mondo sospeso tra umano e naturale. (Matteo Scabeni) |