Nota storico-critica Guendalina Cerruti incasella immagini tratte da una quotidianità profondamente emotiva. Arricchite da un uso sapiente dell'ironia e della metafora, le sue opere descrivono forme nuove, allo stesso tempo divertenti e sofferte, a tratti persino catartiche. L'artista risveglia gli scaffali di un archivio intimo, capace di generare reazioni universali. Attraverso l'uso del filo metallico, spesso trasformato in griglia o gabbia, Cerruti aggiunge uno specifico filtro che nega la chiarezza dell'immagine, creando sovrapposizioni e livelli di lettura differenti: in un mondo dominato dal paradigma della trasparenza, che vuole tutto immediatamente visibile e fruibile, la rappresentazione viene opacizzata, velatamente nascosta. Questo gesto mostra allo spettatore la necessità di percepire la realtà nella complessità delle sue ombre, riconoscendo un legame con oggetti d'uso comune. Si tratta di ready-made rettificati che testimoniano “una vita dentro una vita”: frutto della consapevolezza che la creazione artistica è una chiara forma di resilienza contro l'oblio; il rischio, costante e reiterato, della perdita della memoria e dell'emotività, a favore dell'uniformità imposta dalla produzione industriale. Alla fine, queste dolci rappresentazioni minime e metafisiche sospendono l'incredulità, lasciando una forma di attesa godottiana, irrisolvibile.
Quasi più profetiche e oracolari che rivoluzionarie, le opere accostano il loro essere miniature della contemporaneità all'eternalità di un processo creativo ancestrale, in cui l'autorialità – e la delicatezza – del pensiero dell'artista è fondamentale, per quanto non necessaria. (Matteo Scabeni) |