Nota storico-critica a fotografia e le installazioni attraverso cui si sviluppa il linguaggio artistico di Dario Picariello si muovono sinergicamente in una ricerca di matrice antropologica e sociale. La fotografia, prevalentemente vernacolare, pone le proprie radici nel Sud Italia e nella tradizione dei canti popolari, assunti come dispositivi con cui indagare le criticità a cui era soggetto l'individuo del Novecento – periodo di riferimento per i suoi studi – e che raccontano le ambiguità dei rapporti amorosi, le dinamiche di violenza e le tossicità relazionali presenti all'interno delle comunità con cui l'artista si confronta direttamente. Le immagini selezionate, spesso inerenti a scene e condizioni di lavoro, vengono rielaborate mediante interventi manuali che agiscono da segni di tensione. Cucendo strisce di carta, Picariello rimuove e, al contempo, evidenzia i protagonisti delle vicende affrontate, restituendo in questo modo una percezione fragile e precaria dell'Uomo rappresentato. Gli elementi del set e dello studio fotografico rappresentano una parte integrante dell'opera, trasformandosi in strumenti installativi che costruiscono display ordinati e apparentemente rassicuranti, senza tuttavia esitare mai a entrare in contrasto con le storie di violenza e sofferenza che le immagini custodiscono. Provenienti da archivi storici e trasferite su supporti delicati tra cui carta e seta, le fotografie di Picariello amplificano il senso di vulnerabilità delle narrazioni, alterate dalle parole nascoste tra i ricami, che inducono una lettura stratificata dove il significato si rivela lentamente allo sguardo. (Mario Bronzino) |