Nota storico-critica Le opere di Nausica Barletta fanno dell'instabilità la condizione privilegiata per osservare le dinamiche del cambiamento nel tempo e nello spazio che riguardano i borghi meridionali. Un particolare senso di precarietà emerge dalla sua ricerca, diventando chiave metaforica e concettuale per interrogare i rapporti tra individuo, territorio e abitare, in cui la casa si definisce come figura di riferimento primaria, luogo di condensazione tensiva tra affetti e aspetti socio-politici. L'immaginario domestico viene quindi rielaborato dall'artista per ridefinire concetti e parametri dell'abitazione, leggendo le case – in forme basilari e archetipiche – come spazi fragili e instabili, formalizzati con materiali vulnerabili, pretesti per recuperare memorie e stratificazioni emotive. Intesa come spazio liminale, la casa assume valore di coordinata significante, riflettendo tematiche legate al controllo e alla protezione individuale che ridefiniscono i giudizi sulla sicurezza personale ed emotiva, mediante una netta e ricorrente separazione simbolica tra spazio interno ed esterno. Barletta codifica così un vocabolario allegorico e domestico, mezzo per rappresentare condizioni esistenziali condivise, fatte di soglie e attraversamenti, in cui lo spazio abitativo suscita nell'artista attrazioni naturali, in quanto la casa incarna i rapporti personali con l'esterno e con l'altro.
In questo contesto, l'opera si configura come un dispositivo di riflessione sulla precarietà dell'abitare contemporaneo, restituendo un'immagine della casa non come rifugio definitivo, ma come struttura frangibile, simbolica e in continuo dialogo con il mondo che la circonda. (Mario Bronzino) |