Nota storico-critica Immerse in un universo in continua e costante mutazione, le opere di Chiara Crepaldi celebrano l'incessante capacità degli oggetti di inseguire il senso e il significato. Perennemente instabili e fragili al pari dell'esistenza stessa, le sue sculture ricercano una bellezza atavica, sensibile e profondamente emotiva: replicano la perfezione naturale senza cercare alcuna pace, per comprendere le dinamiche sommerse e misteriose che regolano il funzionamento della natura. Per Crepaldi, conoscere l'origine di questa interconnessione rizomatica significa apprendere modelli di comportamento replicabili anche nel tessuto sociale. Al pari di paesaggi naturali, le sue opere dialogano tra loro, si permeano vicendevolmente, ibridando narrazioni e storie lontane nell'ombra del presente.
Le Mangrovie (2025), per esempio, sono eco di una metafora ancestrale: piante che non solo proteggono la costa dalle calamità, ma generano interi ecosistemi profondamente interconnessi; elementi sociali e collettivi, composti da strutture intricate che uniscono e accolgono tutto. Dal reale al metaforico, dal fisico all'immaginario, il processo di ri-significazione che l'artista opera si configura come un vero e proprio sistema di apprendimento. Crepaldi sembra intuire che ascoltare i sussurri sotterranei che costruiscono questo mondo iperconnesso sia forse l'unico modo per afferrare la complessità della realtà.
Per questo motivo, le sue opere si inseriscono nello spazio espositivo da veri e propri sistemi sociali, in grado di avvicinare lo spettatore a una puntuale forma di consapevolezza. (Matteo Scabeni) |