Nota storico-critica La ricerca di Ludovica Colanera indaga le prospettive della memoria attraverso una pratica ibrida ma omogenea. Fotografie e istantanee che ritraggono momenti precisi, collocati nel tempo e nello spazio, perdono ogni riconoscibilità grazie al disegno digitale. Il soggetto diventa un ricordo sfumato, vagamente accennato: ciò che resta sono solo i confini delle forme, il tratto del disegno che ne definisce l'intorno. Nulla si staglia, poiché l'immagine perde ogni punto di riferimento chiaro e preciso. Ma non solo: nel disegno, Colanera intravede la capacità di superare il tempo ed esprimere una tattilità anche attraverso il gesto digitale. L'immagine, dunque, viene trasfigurata nel suo archetipo. Il supporto che l'artista predilige, la stampa su vetro o cristallo, determina un filtro che antepone una distanza, rigida eppure personale, invitando lo spettatore a vedersi come parte della rappresentazione, a scrutare dentro e fuori di sé in uno scambio costante di percezioni ed emozioni. Altre volte il disegno si trasforma in ambiente mediante proiezioni sovrapposte agli oggetti nello spazio espositivo, producendo un parallelismo tra il luogo ritratto e quello reale.
Le opere di Colanera diventano stratificazioni che aprono ciascuna immagine a un'intimità universale: spazi del pensiero, distese malinconiche di momenti astratti dalla loro specificità, minuscoli frammenti di memoria che compongono nuove visioni collettive e trasformazioni archetipiche. Sta a ciascun individuo riempire i vuoti della scena con le proprie immagini nitide di un singolo e indimenticabile ricordo. (Matteo Scabeni) |