Nota storico-critica Nella pittura di Alice Faloretti il paesaggio è centro di una ricerca che nasce da suggestioni quotidiane, dettagli e pretesti visivi attraverso cui l'artista riflette sulle modalità di manifestazione della natura. Nella pittura il paesaggio dell'artista – fortemente caratterizzato da aspetti primordiali – si rinnova continuamente e rievoca sensazioni primitive, in cui idealmente risiede ancora qualcosa da scoprire. Si tratta di scenari privi della figura umana, seppur profondamente contaminati dall'Uomo. I frammenti di paesaggio derivano da un processo fotografico con cui Faloretti seleziona scorci di luoghi vissuti, successivamente rielaborati e ricodificati tramite la pittura.
Estraneo e al tempo stesso riconoscibile, il mondo che l'artista ricostruisce si basa su suggestioni letterarie che si trasformano in collage pittorici, dove luoghi differenti si affiancano per formare un unico paesaggio complesso, fatto di luci abbacinanti, tonalità acide e vibranti che vanno dalla terra al cielo, dalla natura a rovine storiche che talvolta appaiono dando vita ad atmosfere atemporali. La pittura è così pretesto per interpretare il paesaggio attraverso forme aperte e in movimento, restituendo visioni mutevoli della natura, in accordo a un processo pittorico mobile e imprevedibile, dove le soluzioni formali mutano senza previsione, per via di una pittura diluita che lascia spazio all'azione del tempo e della materia.
Così, il paesaggio di Faloretti non si esaurisce, continuando a riflettere le caratteristiche fisiche e chimiche che appartengono all'Uomo, in combinazione a fascinazioni genuine verso luoghi poeticamente instabili. (Mario Bronzino) |