Nota storico-critica Rossella Barbante indaga la relazione tra le grandi questioni ambientali e il proprio territorio di origine, partendo da analisi e riflessioni inerenti all'impatto umano sul pianeta e sull'attuale era geologica. Per l'artista, il paesaggio ricco di vegetazione e che circonda lo studio in cui lavora diventa campo di osservazione specifico, dove la natura e l'intervento umano per l'estrazione del petrolio si scontrano, generando sul terreno e sulle acque colorazioni brillanti e fluorescenti da cui trae ispirazione.
L'indagine sul rapporto natura-inquinamento è infatti al centro del suo approccio pittorico, che si traduce formalmente in opere astratte, dove i pigmenti e le ombre da essi prodotte alludono a complesse stratificazioni di agenti inquinanti. Fenomeni come l'effetto dei carburanti sulla superficie dell'acqua o le alterazioni cromatiche prodotte dall'inquinamento nel cielo e visibili nei cambiamenti di luce diventano ispirazione per una pittura fluida e intensamente colorata, che tenta di riprodurre uno stupore ambiguo, analogo a quello provato davanti a una bellezza apparente e generata da processi artificiali e dannosi.
Alla pittura l'artista affianca uno strato di resina riflettente che, oltre a conferire il senso di una teca protettiva da cui nulla idealmente può fuoriuscire, introduce una dimensione concettuale, che riflettendo lo spettatore gli permette di riconoscere in sé una responsabilità nei confronti di quei fenomeni ambientali.
Coerente con gli interessi affrontati è il riutilizzo di materiali di scarto adattati a supporti pittorici, in cui la disposizione dei pigmenti e la loro matericità sono tentativi di tradurre il legame fisico e sensibile con la materia naturale e l'avvicinamento a elementi come l'acqua e la terra. (Mario Bronzino) |
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