Nota storico-critica Il lavoro di Alessia Arnone si basa sull'uso del tessuto, nucleo di una pratica prevalentemente installativa che fa della materia un dispositivo culturale e sociale. L'artista indaga la società contemporanea e le tensioni prodotte nella vita dell'individuo partendo da considerazioni storiche e filosofiche, riconoscendo nella fibra, nella superficie e nella trasformazione dell'indumento una traccia delle dinamiche che attraversano i corpi e le identità.
Radicata è una forte sensibilità verso l'ambito femminile. I tessuti diventano portatori di storie di donne, cariche di simboli e di riflessioni sul rapporto con il corpo. Qui, moda e consumo dei capi d'abbigliamento vengono assunti come metafora di un più ampio consumo fisico, spingendo talvolta il lavoro verso una dimensione performativa, dove azioni ora delicate ora concitate raccontano corpi che si attraggono e si respingono, interrogando le relazioni e la loro fragilità. La trasformazione delle forme e delle dimensioni degli indumenti riflette su come la mutazione del tessuto possa farsi metafora del cambiamento dell'Uomo contemporaneo, spesso mosso da pulsioni materiali che riducono la sua sensibilità verso l'esistenza, affrontando vicinanze corporee, relazioni mai esplicitamente sessuali, ma cariche di una sensualità visiva che nasce dall'intimità e dalla prossimità.
L'anima degli abiti e i loro dispositivi di conservazione aprono sguardi domestici e considerazioni di ambito religioso, attraverso composizioni per accostamenti di tessuti diversi che affrontano i rapporti umani sul piano psicologico, chimico e materiale, elevando ogni opera a depositaria di significati. (Mario Bronzino) |