Nota storico-critica Il lavoro di Erika Pellicci si basa su un uso poetico e sensibile di fotografia e video performativi, attraverso i quali l'artista indaga pressioni personali e bisogni relazionali insiti nell'esperienza umana e nelle diverse fasi della vita. La ricerca nasce dalla necessità intima di generare costantemente un confronto con l'altro, interrogando i modi in cui l'individuo costruisce e riconosce il proprio spazio all'interno di contesti più ampi. Concetti quale il senso di appartenenza, spesso raccontato attraverso la rappresentazione del proprio corpo e inteso dall'artista in quanto luogo-casa da cui parte e a cui ritorna ogni riflessione, sono alla base di una poetica mossa da un interesse profondo nei riguardi delle necessità collettive legate al riconoscimento di sé nel mondo. In tal senso, il corpo, di determinante ruolo comunicativo per mezzo di azioni performative, non rappresenta un soggetto semplicemente rappresentabile, bensì un dispositivo mutevole, che l'artista adatta di volta in volta in base alle circostanze indagate. Esposto allo sguardo altrui, il corpo appartiene temporaneamente a chi osserva, generando stati di intimità e di condivisione brevi e intensi di cui è caratterizzato l'approccio diaristico della fotografia di Pellicci, con cui recuperare tensioni viscerali, raccontate in modo sottile e, talvolta, equivoco.
In questo modo, l'artista apre sguardi verso aspetti spesso ignorati, rimossi o che appartengono alla storia delle comunità con cui si confronta, adoperando metafore visive e gesti semplici in grado di produrre spazi di attenzione, in cui Pellicci e l'altro si riflettono reciprocamente. (Mario Bronzino) |