Nota storico-critica B non ha secondi piani nasce da una riflessione sullo sguardo come atto primordiale. Nella ricerca di Venturi, l'infanzia non è un tempo perduto, quanto una postura della visione: una condizione in cui, abbassandosi e piegandosi, ci si porta all'altezza dei resti. L'artista percorre la spiaggia come un archeologo dell'umile, intento a raccogliere ciò che il mare ha consumato, smarrito e poi restituito. È in questa ciclicità che i materiali vengono sottratti all'oblio attraverso un gesto silenzioso ma potente, che riattiva l'immaginazione e apre a nuovi orizzonti. Nella dimensione della trasformazione non esistono riserve, così come B, per il suo essere già secondo, non ne ha: l'atto creativo è una scelta totale, una salvifica ribellione messa in atto solo da chi sa guardare il mondo come fosse la prima volta. La figura del bambino diventa così una soglia, una possibilità condivisa: quella di esistere con uno sguardo libero, capace di proiettarsi oltre il visibile. Il cannocchiale che si sostituisce al volto non definisce, ma osserva: Venturi lavora in bilico tra materia e visione, lasciando che gli oggetti parlino attraverso la loro storia e fragilità.
Se lo scoglio è la pietra del limite, il marmo è la pietra del sogno, dice l'artista, in grado di proiettare in un altrove sospeso. È un atto di fiducia nel potere dello sguardo e nella sua capacità di aprire mondi. Tornare a guardare, come fa un bambino, diventa allora un gesto necessario, forse l'unico davvero rivoluzionario. (Sofia Modenese) |