Ricardo Aleodor Venturi

Titolo opera
Titolo opera
B non ha secondi piani
Immagine
Immagine opera
Credits
Foto: Luca Cesari (LUMA Photo)
Scheda tecnica
Autore
Ricardo Aleodor Venturi
Titolo opera
B non ha secondi piani
Data di esecuzione
2025
Tecnica e supporto, misure (altezza x base cm)
Marmo, 120 x 51 x 46 cm.
Nota critica
Nota storico-critica
B non ha secondi piani nasce da una riflessione sullo sguardo come atto primordiale. Nella ricerca di Venturi, l'infanzia non è un tempo perduto, quanto una postura della visione: una condizione in cui, abbassandosi e piegandosi, ci si porta all'altezza dei resti. L'artista percorre la spiaggia come un archeologo dell'umile, intento a raccogliere ciò che il mare ha consumato, smarrito e poi restituito. È in questa ciclicità che i materiali vengono sottratti all'oblio attraverso un gesto silenzioso ma potente, che riattiva l'immaginazione e apre a nuovi orizzonti. Nella dimensione della trasformazione non esistono riserve, così come B, per il suo essere già secondo, non ne ha: l'atto creativo è una scelta totale, una salvifica ribellione messa in atto solo da chi sa guardare il mondo come fosse la prima volta. La figura del bambino diventa così una soglia, una possibilità condivisa: quella di esistere con uno sguardo libero, capace di proiettarsi oltre il visibile. Il cannocchiale che si sostituisce al volto non definisce, ma osserva: Venturi lavora in bilico tra materia e visione, lasciando che gli oggetti parlino attraverso la loro storia e fragilità.
Se lo scoglio è la pietra del limite, il marmo è la pietra del sogno, dice l'artista, in grado di proiettare in un altrove sospeso. È un atto di fiducia nel potere dello sguardo e nella sua capacità di aprire mondi. Tornare a guardare, come fa un bambino, diventa allora un gesto necessario, forse l'unico davvero rivoluzionario. (Sofia Modenese)
Info BCC
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BCC Banca Pesaro

La BCC Banca Pesaro nasce come Cassa Rurale di San Pietro in Calibano il 2 febbraio 1906, con l'obiettivo di sostenere agricoltori e artigiani in un contesto di forte povertà. Supera le difficoltà della grande guerra e le restrizioni del fascismo e nel dopoguerra accompagna lo sviluppo agricolo e industriale del territorio, in particolare nel settore del mobile. Dagli anni Sessanta cresce la base sociale, negli anni Settanta e Ottanta la Banca consolida il patrimonio e apre le prime filiali ampliando la presenza nel distretto. Nel 1994 assume la denominazione di Banca di Credito Cooperativo di Pesaro e nel 1998 l'attuale. Oggi è una Banca solida e radicata sul territorio e affianca anche iniziative culturali come Pesaro-Capitale Italiana della Cultura 2024.

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