Nota storico-critica Scultoreo e fotografico, il lavoro di Chiara Cordeschi nasce dal tentativo di costruire atmosfere e stati di intimità che coinvolgano lo spettatore in modo emotivo e riflessivo, producendo con l'opera connessioni impercettibili che lo riguardano. Ciò che rappresenta il focus della sua indagine è una fascinazione verso il potere evocativo dei modelli archetipici, conferito a opere per forma e concetto essenziali, legate simbolicamente a immagini dal forte impatto psicologico. L'opera, aprendo visioni allargate attraverso note visive e concettuali di notevole sensibilità, diventa strumento con cui affrontare dimensioni intime inerenti al trauma e al senso di riparazione. Il perturbante, che nel lavoro di Cordeschi assume valore psicologico, evolve in pretesto per relazionare le sfere dell'individuale con quelle della collettività, generando equilibri e continuità tra pubblico e privato, Uomo e natura, arcaico e contemporaneo; relazioni spesso legate al concetto di cultura che, attraverso rimandi simbolici, permette all'opera di aprirsi a letture mai univoche. Paradigmatico è il legame con il territorio d'origine, che attiva processi di scoperta geografica e interiore, e permette ai luoghi di far risuonare tensioni intime e profonde influenze storiche.
Il diario, in questo processo, diventa dispositivo per indagare il rapporto con il passato, svelando piani nascosti della memoria e attribuendo un senso psicologico alle cose che si ancora all'esperienza dell'Uomo, rendendo l'opera momento di ricognizione riflessiva. (Mario Bronzino) |