Nota storico-critica Le opere di Pietro Vitali si inseriscono nello spazio come galassie informi e indeterminate, costruite attraverso segni e figure che sfiorano l'astrazione. Le composizioni, spesso ispirate alle logiche del writing, generano nuove compenetrazioni che trasformano radicalmente il luogo in cui vengono inserite. La sua pratica è una riflessione necessaria sui codici e sulle regole del segno, capace di oscillare tra l'oscuro e il luminoso, tra opacità e nitidezza, in un contrasto costante che definisce la sua grammatica visiva. Le opere si presentano come interventi quasi negativi: elementi in perenne espansione e mutamento emergono su sfondi scuri con spontaneità, quasi fossero organismi viventi ibridi, capaci di fondere gesto e spazio e di vivere indipendentemente dallo spettatore. Queste forme si concatenano in strati successivi, eppure simultanei, e si manifestano in media diversi: materiali post-industriali consunti o marci, cemento, o materiali più puri e limpidi, talvolta combinati in macchinari impossibili. Creature inquietanti di un mondo sotterraneo sconosciuto emergono come monito inconscio o manifestazione del perturbante. Esse disturbano lo spettatore, che non riesce a riconoscerle né a comprenderne appieno la natura.
Profondamente aliene e isolate rispetto alla narrazione convenzionale del presente, queste figure vengono scavate e consumate dal tempo, dallo sguardo e dal nostro morboso narcisismo, diventando spettri necessari di una bellezza svanita e nascosta nel sottofondo. (Matteo Scabeni) |