Nota storico-critica La ricerca di Benedetta Fioravanti si sviluppa a partire dall'osservazione ed elaborazione degli immaginari quotidiani, esperiti nella loro dimensione dal vivo o attraverso il consumo di immagini digitali. L'artista impiega il suo archivio di materiali eterogenei — video prelevati dal web, immagini provenienti da dispositivi privati o dati estrapolati da collaborazioni informali con utenti della rete — per montare immagini in movimento e creare interventi site-specific. Give me a moment, I leave the light on (intro) si colloca all'interno di una riflessione sul tema della riconciliazione emotiva e sulla possibilità di stabilizzare stati di spaesamento psicofisico. Il lavoro prende avvio da un ricordo d'infanzia legato alla visione televisiva dei giochi olimpici e dal gesto della rotazione delle mani che ricorre nella saltatrice in alto Antonietta Di Martino, situato nella soglia temporale che precede il salto. Tale gesto rimanda alla pratica di ancoraggio e visualizzazione usata nel coaching sportivo: dissociarsi per vedersi da fuori, predisponendo corpo e mente. Fioravanti converte questo meccanismo in un dispositivo di montaggio che intreccia estrazioni video da YouTube, materiali autobiografici e contributi terzi, accompagnati dalla colonna sonora di Furtherset (Tommaso Pandolfi).
L'opera, presentata come “intro”, sospende il momento della visualizzazione e si concentra sull'ancoraggio alla realtà, aprendo una domanda sulla possibilità di una stabilizzazione dentro la vulnerabilità umana. (Matteo Binci) |