Nota storico-critica Per comprendere le atmosfere rarefatte che attraversano la pratica di Lorenzo Conforti, è necessario imporsi un rigoroso e dettato silenzio. Un silenzio profondo che non deriva dalla riverenza o dal timore, spesso associati alla sacralità dell'arte, quanto dalla necessità di percepire la prospettiva indeterminata del vuoto che popola, nel ritmo scandito del nulla, le sue tele. La pittura, nelle opere di Conforti, suggerisce vibrazioni lontane, assumendo un'espressione gestuale delicatamente accennata in cui sostanze fluide e permeabili scandiscono una melodia armonica. Non un'armonia classica o sonora, piuttosto una musicalità nuova e profonda, in cui si percepiscono insieme l'infinita vastità del suono e la sua totale assenza.
Le sue opere sondano ritmicità sconosciute, così lontane nel tempo e nello spazio da rendere difficile percepirne la provenienza. Dall'improvvisazione al gesto, dall'ingresso nella tela di reminiscenze quasi folkloristiche di una quotidianità emotiva fino all'assenza di forma certa e definitiva, la poetica di Conforti ricostruisce uno sguardo intimo sulla pittura, trasformando il supporto in finestra sull'abissale profondità dell'esistenza.
Manifesto di un'esistenza perennemente liquida e impalpabile – al pari dello stesso medium pittorico –, l'artista invita lo spettatore, come nel suo processo, a cullarsi nella vaghezza della tela, priva di riferimenti certi, e a perdersi nel perturbante. L'istinto può suggerire repulsione, eppure in realtà guida verso la scelta consapevole di lasciarsi trasportare in un flusso indeterminato ed etereo. (Matteo Scabeni) |