Nota storico-critica L'indagine di Giuseppe Matera si basa su forme di realtà soggettiva e pattern manifestati attraverso la pittura, principale strumento con cui codifica forme e riferimenti alieni, producendo stati volontariamente oscillanti tra riconoscibilità e straniamento. Alla base di tutto vi sono uno studio e un interessamento ossessivo verso le potenzialità della natura morta, genere tradizionale, ma anche campo di sperimentazione esistenziale e metaforica. Qui pattern legati al cibo e alla sessualità vengono interrogati pittoricamente in quanto forme di desiderio, consumo e appartenenza, permettendo alla tecnica di assumere un ruolo centrale soggettivando oggetti carichi di una presenza che va oltre la mera rappresentazione. Per l'artista, la natura morta è quindi dispositivo tecnico e simbolico con cui riflettere sulla caducità umana e sulla fragilità della sua esistenza.
Accanto alla pittura, anche la scultura entra talvolta nella pratica di Matera come strumento per ribaltare le texture dei cibi, conducendoli verso forme aliene e ambigue, in cui ciò che solitamente è destinato a essere introdotto nel corpo viene reso oggetto per lo sguardo, eliminando la funzione primaria e codificando dimensioni contemplative. Il cibo, carico di valori identitari, diventa in tal senso elemento di riconoscimento culturale che assume connotazioni esoteriche e simboliche.
Pur riconoscendo l'esistenza di altre forme di nutrimento più profonde, Matera individua nell'alimento un elemento centrale della società contemporanea, luogo privilegiato in cui si concentrano desideri, rituali e dinamiche collettive, restituendo un immaginario alieno in cui colore, forma e materia alterano la realtà per come la si conosce. (Mario Bronzino) |