Nota storico-critica Il corpo è il mezzo più efficace per manifestare lo stare-al-mondo dell'essere umano. Corpo come misura di ogni cosa, come prospettiva da esplorare, ma anche in quanto luogo aperto all'Altro. Jacopo Risaliti utilizza il proprio corpo, conscio di una lunga tradizione esistenzialista e performativa, per confrontarsi costantemente con la realtà che lo circonda e generare dinamiche di riflessione capaci di modificare la percezione individuale del mondo. L'artista ribalta il proprio ruolo, producendo pensiero e veicolando nuove forme di conoscenza. Egli impone un senso profondo all'osservazione e alla manipolazione, strumenti essenziali per indagare le prospettive più recondite su cui si fonda il senso stesso dell'esistere. Risaliti rivolge domande assolute offrendo risposte che, nella loro disarmante semplicità, rivelano la bellezza dello scoprire ciò che non è mai stato esplorato. È il caso dell'orologio, simbolo iconografico del tempo inesorabile, usato come capro espiatorio per un'indagine sul tempo stesso: dove si trova il tempo? All'interno dell'orologio? Ma come potrebbe, se l'orologio è meccanico e dunque “vuoto di tempo”? La risposta è semplice: il tempo non sta lì. Oppure, spostando il punto di vista su una sedia a mezz'altezza: cambia qualcosa nella gerarchia della percezione? Cosa vediamo di nuovo modificando la nostra posizione?
Le opere, le performance e le sculture di Risaliti incorniciano lo spazio per lasciar scorrere il tempo del pensiero: lento e cadenzato, irregolare e dilatato, infinito. Siamo di fronte a un tempo e a uno sguardo capaci di sopravvivere a decine di migliaia di anni di cronaca, a un esperimento sulla stessa natura dell'esistente. Come se l'essere umano fosse una contingenza spietatamente votata, eppure destinata, a una forma di incostante e selettiva immortalità. (Matteo Scabeni) |