Nota storico-critica Luca Lombardi sviluppa una pittura che prende forma a partire da un gesto quotidiano e automatico: lo swipe, lo scorrimento del dito sulla superficie liscia degli schermi digitali per accedere a un nuovo contenuto. L'obiettivo dell'artista è replicare simbolicamente e metaforicamente questo gesto, trasformandolo in un atto, oltreché in un segno. Le sue opere appaiono veloci, quasi febbrili, e stratificano al loro interno le tracce di una memoria digitale e tattile che accomuna ogni spettatore. I movimenti delle dita sullo schermo vengono tradotti in traiettorie fisiche attraverso l'uso dello smalto e dell'aerografo, ricostruendo un'azione ripetuta e condivisa. In un presente in cui i dispositivi digitali sono diventati vere e proprie protesi dell'individuo, replicare lo swipe significa riprodurre non solo un atto, ma una scelta consapevole che è anche una scelta di consumo. Astrarre questo gesto, infatti, vuol dire riportare l'attenzione sull'individuo che decide quale contenuto esplorare e, di conseguenza, consumare. La riflessione di Lombardi si amplia ulteriormente se si considera che trasformare una proiezione digitale del movimento in una pura campitura di colore equivale a costruire una scena di vita quotidiana. Allo spettatore spetta la capacità di riconoscersi in questo gesto, di essere deliberatamente presente nella realtà che abita.
Se, come scrive Zygmunt Bauman, “consumo dunque sono”, l'impersonalità della pittura di Lombardi diventa uno strumento che facilita l'identificazione dello spettatore e, in ultima istanza, la sua stessa possibilità di esistere. (Matteo Scabeni) |