Nota storico-critica La ricerca di Elisa Pietracito si fonda sull'uso di materiali eterogenei e sullo studio della loro provenienza, aprendo l'opera a campi di indagine che attraversano questioni sociali, ambientali, relative a ciò che circonda l'Uomo contemporaneo. Raccogliendo oggetti dispersi, estratti dal mare, dalla strada e da contesti naturali, Pietracito avvia un processo di rielaborazione basato su osservazione e attenzione verso ciò che viene generalmente ignorato.
Ruolo centrale ha la ripetizione, tecnica con cui l'artista tenta il recupero di memorie latenti degli oggetti raccolti. Nel passaggio all'opera, tali elementi perdono il loro senso originario e vengono riletti in quanto frammenti di nuove strutture formali e compositive. L'oggetto smette così di essere testimonianza di un uso o di un abbandono e diventa parte di una lettura circa il riadattamento della natura alla presenza umana.
Di carattere industriale, edile o ludico, le opere di Pietracito suggeriscono riflessioni sugli ambiti di provenienza di ogni oggetto che rielabora, sottraendolo alla condizione di elemento inquinante che si ibrida con l'ambiente naturale. In tal senso, la sua pratica si muove tra raccolta e trasformazione delle forme di esistenza delle cose che abitano il nostro quotidiano.
La capacità di adattamento della natura costituisce il centro della poetica di Pietracito, mettendo in dialogo materiali simbolici con elementi naturali, pretesti di rilettura architettonica e spaziale. Così, l'opera è mezzo per avvicinare a una sensibilità più attenta verso l'ambiente e modalità per interrogare ciò che inquina e contamina l'esistenza contemporanea, in cui la materia declina il proprio contesto di provenienza e genera responsabilità collettive. (Mario Bronzino) |