Nota storico-critica La ricerca di Bernardo Tirabosco si articola come un'indagine sul comportamento dei materiali e sulla loro capacità di trattenere il tempo. La sua pratica intreccia procedimenti pittorici, scultorei e installativi, trasformando superfici duttili o resistenti in luoghi di deposito, dove ogni intervento lascia una traccia che manifesta un accadere. L'elemento materico non è semplice supporto, ma diviene agente, interlocutore, corpo che modifica e viene modificato.
La sua produzione esplora la soglia instabile tra solidificazione e dissolvenza, tra ciò che permane e ciò che muta, interrogando la possibilità di una forma che nasca da processi lenti, alla stregua di rocce che trasformano il tempo in materia.
Nelle sue installazioni lo spazio assume un ruolo determinante mentre instaura una relazione in cui gesto, materia e ambiente si ridefiniscono reciprocamente. Attraverso stratificazioni, sovrapposizioni e sottrazioni, l'artista mette in luce la vulnerabilità e la resistenza dei materiali, trasformando ogni superficie in un luogo di tensione controllata e di equilibrio precario. Le opere diventano così testimonianze di processi lenti e incessanti, dove l'azione dell'uomo e le dinamiche naturali si incontrano, e restituiscono allo spettatore la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di vivo, che continua a mutare anche dopo l'intervento creativo.
In questo dialogo continuo con la materia, Tirabosco sembra interrogare il confine stesso dell'opera, intesa non in quanto oggetto concluso ma quale campo di possibilità. (Simone Ceschin) |