Maria Giovanna Abbate

Titolo opera
Titolo opera
Tutto per esistere deve essere cantato
Immagine
Immagine opera
Scheda tecnica
Autore
Maria Giovanna Abbate
Titolo opera
Tutto per esistere deve essere cantato
Data di esecuzione
2025
Tecnica e supporto, misure (altezza x base cm)
Performance, video 10'. Performer Ladifatou Traore.
Nota critica
Nota storico-critica
La pratica di Maria Giovanna Abbate parte da una riflessione sugli iperoggetti, entità teorizzate come fenomeni così vasti, complessi e distribuiti nel tempo e nello spazio da non essere percepiti o compresi totalmente dall'Uomo, diventando per l'artista strumenti concettuali per interrogare le complessità del tempo contemporaneo. All'interno di questo quadro teorico, la pratica relazionale e partecipata assume un ruolo centrale come modalità di indagine e osservazione.
La progettazione di azioni apparentemente inutili e dense di valore simbolico, che Abbate costruisce tramite regie condivise tra artisti, performer e pubblico per generare situazioni di incontro, è fondamentale per la costruzione di narrazioni plurali sulla contemporaneità. Tali gesti, inizialmente concepiti come pretesti, diventano metodi di lavoro con cui interrogare il territorio e comprenderne le evoluzioni sociali.
Ricorrente è il rapporto con l'acqua e il fiume, intesi come presenze vive e politiche, in grado di raccontare dinamiche ambientali, storiche e comunitarie, affiancate a sculture che funzionano da strumenti performativi per azioni che mirano a coinvolgere piccole comunità locali, manifestando l'opera nei processi di condivisione.
Ogni lavoro nasce da incontri, momenti laboratoriali e relazioni locali, lasciando che l'opera sia residuo di queste pratiche, traccia materiale di esperienze collettive con cui indaga forme di resistenza e di fragilità che abitano luoghi marginali. Così, le dimensioni sociali e politiche, in quanto spazi di svelamento delle contraddizioni del presente, configurano dispositivi aperti che attivano consapevolezza e relazioni, evitando di offrire risposte chiuse e definitive. (Mario Bronzino)
Info BCC
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BCC Terra di Lavoro

Nel 2016 nasce BCC Terra di Lavoro San Vincenzo de' Paoli, esito della fusione di due pilastri del Credito Cooperativo. Il primo pilastro è la BCC S. Vincenzo de' Paoli di Casagiove (1921), una delle prime Casse Rurali della Campania, fondata sulle orme di don Luigi Sturzo, divulgatore dei princìpi sociali dell'enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII (1891) e difensore del proletariato. È questa vocazione a essere richiamata nel nome S. Vincenzo de' Paoli, conosciuto come il Santo dei Poveri e venerato a Casagiove. Il secondo pilastro della fusione è la BCC Alto Casertano e Basso Frusinate, nata nel 1963 come Cassa Rurale ed Artigiana di Mignano Monte Lungo, che nel corso della sua significativa evoluzione rafforza il radicamento per lo sviluppo dei territori presidiati. Oggi, grazie alla fusione di queste due importanti realtà cooperative, BCC Terra di Lavoro è un solido Istituto con 10 filiali, che estende la sua competenza territoriale su 82 comuni.

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