Nota storico-critica La pittura di Simone Rutigliano si sviluppa da un originale interesse legato alla figura umana, seppur questa non venga mai considerata come soggetto esclusivamente da rappresentare, bensì come pretesto espressivo e comunicativo che incarna tensioni profonde e collettive.
Il corpo, infatti, nelle indagini e nelle riflessioni dall'artista, diventa un veicolo tramite il quale fare emergere stati emotivi e simbolici, che appartengono ad atmosfere imprecisate e a dimensioni condivise, nelle quali il gioco e atti di natura ritualistica avvolgono figure di uomini, donne e bambini che emergono e che si dissolvono continuamente. Una pittura fatta di gesti, che contribuisce a strutturare un complesso dinamismo all'interno delle scene, lasciando che l'immagine si trovi perennemente in bilico tra apparizioni e scomparse.
In questo paesaggio pittorico, la Puglia, territorio d'origine dell'artista, assume un importante valore metaforico attraverso cui raccontare una dimensione primaria dell'esistenza, dalla quale è possibile prelevare il potenziale curativo che risiede in alcuni processi tradizionali come il tarantismo. Quest'ultimo, inteso come sottofondo culturale e corporeo, ispira le modalità di movimento delle figure, spesso instabili e frammentate, che procedono sulla superficie pittorica fino alla loro totale dissolvenza.
In questa attività continua, Rutigliano individua una chiave di accesso a sfere a lui estranee e nascoste, da cui sovente lascia trapelare una dimensione grottesca che si radica nell'essenza stessa della vita e che traduce le condizioni terrene e originarie dell'esistenza. (Mario Bronzino) |