Enrico Loquercio

Titolo opera
Titolo opera
Dal diario di Giuliano Bonito Oliva: 07/07 “Non voglio che mi ami, voglio che mi adori”
Immagine
Immagine opera
Scheda tecnica
Autore
Enrico Loquercio
Titolo opera
Dal diario di Giuliano Bonito Oliva: 07/07 “Non voglio che mi ami, voglio che mi adori”
Data di esecuzione
2025
Tecnica e supporto, misure (altezza x base cm)
Olio su tela, 200 x 300 cm
Nota critica
Nota storico-critica
La ricerca di Enrico Loquercio nasce da un'urgenza profondamente personale. La pittura diventa per l'artista uno strumento necessario, quasi inevitabile, per dare forma a sensazioni ed emozioni vissute nella quotidianità. Il suo lavoro si muove su una linea autobiografica chiara, in dialogo con la tradizione dell'espressionismo tedesco del Novecento, da cui riprende tematiche e libertà gestuale, rielaborandole in una chiave intima e contemporanea. Ogni opera è pensata come un'entità autonoma.
L'artista non lavora per serie prestabilite, ma dipinge quando affiora un'esigenza precisa, un episodio o uno stato interiore che chiede di essere espresso. Al centro di ogni tela si sviluppa una narrazione intensa, che guida e sostiene l'intero processo creativo. A partire da essa, l'artista individua immagini significative e riferimenti concreti a cui legare la pittura, lasciando al tempo stesso spazio alla casualità e all'imprevisto, componenti essenziali del suo modo di lavorare.
Il colore non è mai fine a se stesso, piuttosto è scelto per la sua capacità di restituire una sensazione. I contrasti cromatici accompagnano temi spesso contraddittori, talvolta tragicomici, dove tensione e armonia convivono senza ambiguità. La figura rimane centrale ed è il mezzo principale attraverso cui l'artista restituisce il contenuto emotivo dell'opera.
La scelta di lavorare su grandi formati risponde a un bisogno fisico e gestuale. Il movimento del corpo, ampio e libero, precede e accompagna la pittura, come una danza che si manifesta nello spazio prima di concentrarsi sulla tela. (Simone Ceschin)
Info BCC
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BCC Scafati e Cetara

La BCC Scafati e Cetara nasce il 22 febbraio 1914 come Cassa Agraria di Prestiti di Scafati, fondata da 64 soci guidati dal notaio Stanislao Langella per sostenere l'agricoltura e contrastare l'usura. Nei primi anni eroga credito per sementi, attrezzi e raccolti. Nel 1918 supera i 380 soci. Affronta le difficoltà del fascismo e nel 1938 assume la denominazione di Cassa Rurale ed Artigiana di Scafati. Nel dopoguerra, con la presidenza di Donato Nastri, contribuisce alla ricostruzione economica e amplia i servizi. Negli anni Novanta, dopo la fusione con la BCC di Cetara e altre realtà locali, assume l'attuale denominazione. Oggi, realizzando la visione di sviluppo territoriale del presidente Massimo Cavallaro e fedele al motto latino “Alius Alii Subsidium”, la Banca opera con una rete di sportelli tra Agro Nocerino, Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina al servizio dello sviluppo del territorio secondo i princìpi della cooperazione.

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