Nota storico-critica La ricerca di Enrico Loquercio nasce da un'urgenza profondamente personale. La pittura diventa per l'artista uno strumento necessario, quasi inevitabile, per dare forma a sensazioni ed emozioni vissute nella quotidianità. Il suo lavoro si muove su una linea autobiografica chiara, in dialogo con la tradizione dell'espressionismo tedesco del Novecento, da cui riprende tematiche e libertà gestuale, rielaborandole in una chiave intima e contemporanea. Ogni opera è pensata come un'entità autonoma.
L'artista non lavora per serie prestabilite, ma dipinge quando affiora un'esigenza precisa, un episodio o uno stato interiore che chiede di essere espresso. Al centro di ogni tela si sviluppa una narrazione intensa, che guida e sostiene l'intero processo creativo. A partire da essa, l'artista individua immagini significative e riferimenti concreti a cui legare la pittura, lasciando al tempo stesso spazio alla casualità e all'imprevisto, componenti essenziali del suo modo di lavorare.
Il colore non è mai fine a se stesso, piuttosto è scelto per la sua capacità di restituire una sensazione. I contrasti cromatici accompagnano temi spesso contraddittori, talvolta tragicomici, dove tensione e armonia convivono senza ambiguità. La figura rimane centrale ed è il mezzo principale attraverso cui l'artista restituisce il contenuto emotivo dell'opera.
La scelta di lavorare su grandi formati risponde a un bisogno fisico e gestuale. Il movimento del corpo, ampio e libero, precede e accompagna la pittura, come una danza che si manifesta nello spazio prima di concentrarsi sulla tela. (Simone Ceschin) |