Nota storico-critica La fotografia analogica di Linda Pezzano, caratterizzata da momenti intimi, familiari e densi di sensibilità, rappresenta uno strumento per codificare un distacco temporale rispetto a ciò che viene osservato, lasciando così sedimentare l'immagine prima di essere stampata. In questo scarto si genera uno spazio di riflessione in cui l'artista affronta parallelamente questioni sociali di stampo contemporaneo, percepite come prossime a se stessa, senza ricorrere a una narrazione diretta o eccessivamente esplicita. In questo senso, l'approccio reportagistico che caratterizza il suo fotografare ricade in dimensioni più personali ed emotive, dove la scelta dell'analogico assume un ulteriore valore concettuale. Infatti, questo processo dilatato le permette di annullare le distanze già contenute nell'accumulo del linguaggio digitale, concedendo alla sua fotografia di trasformarsi in luogo di contatto e vicinanza ristretta, che offre possibilità di costruire e restituire sensazioni di intimità relative al momento dello scatto.
Talvolta la rielaborazione delle immagini assume un ruolo centrale nel lavoro di Pezzano, consentendole di ricomporre storie fatte di documentazioni creative. Le singole fotografie si collocano così in una dimensione sospesa, in cui memoria e narrazione si intrecciano in modo indissolubile su un piano sempre personale che riguarda da vicino l'artista.
Qui Pezzano riconosce, nel silenzio della fotografia, uno spazio privilegiato per affrontare questioni profonde e importanti che la riguardano, autorizzando ogni singola immagine a esserne una fedele testimone. (Mario Bronzino) |