Nota storico-critica Matteo Zamagni trasporta lo spettatore fuori dalla realtà, privandolo di ogni punto di riferimento di fronte alla pervasività delle sue opere.
I suoi spazi sono dromoarchitettonici, pensati per essere attraversati o percorsi, e popolati da elementi ibridi capaci di amplificare la suggestione. Schermi neri mostrano frattali, stratificazioni geologiche e piante spontanee che crescono e si trasformano sulle pareti. Altre volte intervengono suoni e luci che modificano ulteriormente lo spazio, imponendosi come elementi aperti e irrisolti in un luogo in continua metamorfosi.
L'interazione con il pubblico è essenziale: solo attraverso il contatto costante tra spettatore e ambiente le opere raggiungono una valenza collettiva e politica. Ciascuna opera-ambiente, infatti, costruisce un campo di tensione tra interno ed esterno, tra reale e virtuale, in cui lo spettatore può muoversi liberamente.
In Suspended Memories, Zamagni esplora le aree umide della sua terra d'origine, l'Emilia-Romagna, rielaborando gli ecosistemi che le popolano. La sua prospettiva mescola comunità e natura, tragedia e bellezza, memoria ed emozione, per interrogarsi sulle sfide che il territorio e chi lo abita dovranno affrontare in un futuro prossimo.
Il video-essay e l'esperienza in realtà virtuale intrecciano linguaggi diversi, costruendo una prospettiva complessa e profonda che ripercorre passato e presente e suggerisce le possibilità e le ragioni d'essere di un futuro incerto. (Matteo Scabeni) |