Nota storico-critica La pratica artistica di Lorenzo Bartolucci rappresenta un tentativo di conferire una dimensione concreta all'irrealtà. L'artista sviluppa spazi che contengono un suo personale alfabeto visivo, con l'intento di evidenziare i resti percettivi del quotidiano, stabilendo un confine che li separi dal contesto circostante. Per Bartolucci le tele fungono da superfici fertili su cui articolare le componenti della nostra struttura sociale, esaminandone i limiti e riproducendone le condizioni transitorie. La pittura è impiegata come mezzo per delineare le coordinate di tali limiti. Le ampie tele sono principalmente composte da fondali che evocano scatole angolari, all'interno delle quali si manifestano figure talvolta prive di espressività o intenzionalità nel movimento, interagendo con oggetti inanimati in una composizione anti-narrativa. Fessure, tagli e ombre rappresentano gesti minimi che forniscono punti d'accesso alle superfici dipinte. Il suo processo mira a restituire vitalità all'immagine, cercando di annullare il tempo e il movimento nell'estensione bidimensionale della tela. Questo complesso costituisce un alfabeto in continua evoluzione, capace di emancipare lo spettatore da ogni logica predefinita e invitarlo a intraprendere un percorso introspettivo personale. |