Nota storico-critica La ricerca di Lucas Memmola si sviluppa attorno al concetto di liminalità, intesa come condizione di soglia dove spazio, simbolo ed esperienza umana entrano in stato di tensione e trasformazione. Interrogando il modo in cui l'essere umano attraversa il mondo, la sua pratica interpreta e assorbe le stratificazioni culturali, restituendo visioni dell'uomo in quanto soggetto in relazione con il contesto che lo circonda.
Con l'impiego di linguaggi plurali, dalla pittura a installazioni immersive, che diventano strumenti analitici adattati ogni volta all'oggetto d'indagine, Memmola rivolge una particolare attenzione verso le tensioni latenti dei luoghi, letti alla stregua di spazi densi di memoria, simboli e conflitti percettivi. In tal senso, il contesto non è mai neutro, piuttosto parte attiva del lavoro, condizionandone forme, letture e interpretazioni.
Centrale è inoltre il simbolo, definito come elemento di raccordo tra concetti e spazialità, guardando soprattutto a quelli provenienti dalla modernità e producendo dialogo con quelli più antichi mediante parallelismi che svelano affinità inattese e permanenze culturali. I riferimenti visivi che emergono non costruiscono un sistema iconografico stabile, ma rimangono volutamente ambigui e mutevoli, riflettendo i processi di trasformazione che percorrono il tempo e la cultura dell'Uomo stesso.
Questa prospettiva si configura come un tentativo di osservare in che modo i simboli nascono, si deformano e sopravvivono, influenzando percezioni collettive e processi con cui il tempo viene culturalmente costruito. L'opera tende così a farsi amuleto contemporaneo: dispositivo sensibile per intuizioni alternative, volto a espellere tensioni emotive e culturali, considerate nocive per la società. (Mario Bronzino) |